Sono seduta in cucina, al buio e in silenzio. Penso a cose insignificanti, ma con un certo ritmo. Ondate ermetiche che crescono dentro di me. Non capisco perché stia ancora scrivendo, cosa sia questo impulso che non mi abbandona. Dopotutto non mi dà alcun sollievo. Ogni volta giuro a me stessa di fermarmi un attimo prima che la mano apra il quaderno. Voglio capire. Ma la mano è sempre più veloce di me. Cerco anche di non pensare a te. Ma tu, naturalmente, sei sempre più veloce di me.
di Adriano Sofri
«Di notte, i cani abbaiano, e mi svegliano, ed esco seminudo e sonnolento e arrabbiato, e mentre sgrido le povere bestie mi accorgo quasi per caso della notte chiara, con una luna risplendente fra la nuvolaglia, e l'odore della pioggia.»